"Non ricordo più perché né quando abbiamo smesso di esserci. Di essere qualcosa, qualsiasi cosa fosse, insieme. Di te ricordo solo il bene. Non ci siamo dette addio e non abbiamo urlato. Sorridendo e guardandoci di sbieco ci siamo allontanate come si allontanano le stagioni: certe di tornare.
Invece poi.
Non so spiegarti perché adesso e perché proprio a te. Forse per i tuoi modi dolci e per la tua onestà, forse perché non mi servi e io non servo a te ma, nonostante questo, continuo a volerti bene.
Forse perché scriverti mi aiuta a ricordarmi che sono stata meglio di così, che sono stata leggera, che sono stata migliore di adesso. Sei tra le mie dita ogni volta in cui si fanno più forti e smettono di tremare, sei tra i miei capelli quando brillano al sole. Sei sulle mie labbra che ancora hanno difficoltà a lasciarsi baciare. Sei tra le stelle che ho smesso di guardare.
Sei sparita.
Sei sempre stata troppo entusiasta e troppo insoddisfatta allo stesso tempo, mi hai sempre fatto paura. Io sono sempre stata troppo debole, semplicemente. Non so dove sei e comunque non ho nemmeno provato a cercarti. Oggi ho visto la neve. Era da un anno che non la toccavo.
Immagino di sentirmi sola,
immagino che anche la solitudine abbia bisogno di confini.”
"Non era una sua scelta e, per quanto combattesse, non riusciva a sconfiggere la sua natura che la spingeva a essere forte e fragile, allegra e malinconica, innocente e perversa, egoista e sensibile.
Tutto contemporaneamente.”
— Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore, Susanna Casciani (via queldisperatovuotodentrome)